Quello che ci piace della Sicilia, in barca a vela ma non solo: un legame antichissimo tra uomo e mare

Dopo mesi passati a Trapani, possiamo finalmente raccontarvi quello che ci è piaciuto di più di questo angolo di Sicilia, in barca a vela ma non solo. Abbiamo percorso la Sicilia occidentale in lungo e in largo, per scoprire che tutto qui, anche in terra, parla di un’interazione e di un legame tra uomo e mare antichi quanto la storia che riusciamo a raccontare.

Le città sono costruite per allungarsi sul mare, come Trapani e Palermo, o per difendersi da quello che il mare poteva portare, come Erice e Segesta. Dal mare è sempre arrivato il sostentamento: i tonni nelle isole, il sale a Isola Grande, il tufo a Favignana, i porti fondati dai Fenici e poi dai Greci e dai Romani. Sul mare si affacciano i borghi arabeggianti, San Vito e Mazara. Dal mare emergono ancora straordinari reperti che popolano musei spesso piccoli ma suggestivi e davvero ben custoditi: i rostri delle navi che combatterono le Guerre puniche, statute di bronzo, anfore, ancore, oggetti di vita quotidiana vecchi di millenni. Dal mare sono arrivati gli amici, i nemici, le idee e le conoscenze che hanno reso questa terra così ricca.

Unire ad un giro in Sicilia in barca a vela anche qualche giorno a terra, per scoprire almeno qualcuna delle sue meraviglie, ci sembra quindi il miglior consiglio che si possa dare. Non siamo specializzati in guide di viaggio, e ce ne sono già tante, quindi non vi consiglieremo dove dormire e cosa fare, ma cercheremo di darvi qualche idea per esplorare i luoghi che più ci sono piaciuti della Sicilia occidentale.

sicilia in barca a vela e non solo itinerari

Sicilia in barca a vela e non solo: da Palermo a Trapani

Palermo, da quando l’ho “scoperta” una ventina di anni fa è sempre stata una delle mie città preferite al mondo. Meriterebbe un libro, ma di sicuro si merita che vi fermiate a visitarla qualche giorno, senza troppe guide turistiche in mano e soprattutto senza pregiudizi nella testa e negli occhi. Camminate per i quartieri del centro, da Ballarò per il mercato alla Kalsa per imbattervi nella Chiesa dello Spasimo, salite fino al Palazzo dei Normanni per scoprire quella meraviglia che è la Cappella Palatina, perdetevi i tra i vicoli della Vucciria, scendete nel cimitero dei Cappuccini (solo se avete uno stomaco forte) e poi guidate fino a Mondello, per la dolce vita.

Guidando ancora verso ovest troverete i borghi di Castellamare e San Vito Lo Capo, accoglienti e affascinanti, soprattutto fuori stagione. Li separa la Riserva dello Zingaro, straordinaria riserva di mare e di terra, che si deve visitare a piedi percorrendo uno dei sentieri del parco (il più breve e facile richiede circa due ore di cammino). Sono questi i luoghi che abbiamo osservato con più attenzione, perché speriamo che il vento e il mare ci consentano di esplorarli durante i nostri week end in Sicilia in barca a vela, insieme alle Egadi.

 

Da San Vito Lo Capo è breve la strada per Trapani, città che ci ha accolto quest’inverno e che è tutta proiettata sul mare, anzi sui due mari, separati dalla lingua di terra su cui sorge il centro storico. Trapani vive intorno al suo grande porto, meraviglioso ridosso naturale, che le eleganti vie del centro separano dalla passeggiata sulle Mura di Tramontana che corrono lungo il mare aperto, a nord. Per chi vuole vivere o viaggiare per la Sicilia in barca a vela, non possiamo che consigliarla: qui abbiamo trovato servizi professionali, competenza, buoni collegamenti.

Da Trapani non si può non salire a Erice – con la funivia o gli autobus, portandosi dietro una giacca, che Erice è in alto e fa sempre un po’ più fresco, consiglio prezioso che mi aveva dato Silvia a Biella e che giro a voi. U Munti, come la chiamano qua, pare fondata niente meno che da Enea per seppellirvi il padre Anchise: oggi il paese conserva le tracce della sua storia antica e della ricchezza degli anni medievali, ma soprattutto regala una vista mozzafiato sulle isole Egadi, sulla piana di Trapani e se si è fortunati con la giornata fino all’orizzonte lontano sul mare.

Da Trapani a Mazara del Vallo

A sud di Trapani si apre una costa spettacolare per i paesaggi, anche in questo caso plasmati nel tempo dall’opera degli uomini, che già dai tempi dei Normanni hanno cominciato ad estrarre sale nello stagnone. Si attraversa una grande riserva dove le saline sono ancora in funzione, ma dove vivono anche fenicotteri, aironi, martin pescatori e falchi di palude e dove spiccano i meravigliosi mulini a vento costruiti per pompare l’acqua tra un bacino e l’altro. Proprio accanto al mulino più grande si possono prendere le piccole barche che in pochi minuti portano a Mozia, antica città fenicia sulla piccola isola di San Pantaleo. Mozia si gira a piedi in poche ore (con l’accortezza di portarsi dei potenti anti zanzare…), tra rovine fenicie di mura, case, santuari, aree artigianali. Ma qui vale davvero la pena fermarsi ad aspettare il tramonto, che mette in scena uno dei sui spettacoli migliori.

Sicilia in barca a vela tramonto sulle saline

 

Marsala, “il grande porto”, è forse l’esempio migliore di come sia il legame con il mare a plasmare la vita in questo angolo di Sicilia. Costruita dai fenici che approdarono qui scappando da Mozia, portata allo splendore dagli spagnoli arrivati dal mare nel ‘500, la sua fortuna “moderna” arrivò dal mare insieme ad un inglese, John Woodhouse, che fece del particolare vino liquoroso prodotto in queste campagne quello che tutto il mondo oggi conosce come vino marsala.

A Mazara del Vallo ancora di più gli arrivi dal mare hanno cambiato tutto: la storia, l’architettura, l’economia e anche la società. È banale ricordare che Mazara è molto più vicina al continente africano che a qualsiasi punto sul continente europeo, ma non è per niente banale scoprire cosa Mazara ha fatto di questo suo destino. Dalla kasbah alle parole scambiate sulle banchine dai pescatori, tutto è unione tra cultura siciliana ed araba. Un piccolo museo custodisce la meravigliosa statua del satiro danzante, anche lei venuta dal mare, e la esalta raccontando la storia del suo ritrovamento da parte dei pescatori e del restauro meticoloso.

I siti archeologici: Selinunte e Segesta

E ovviamente un giro in Sicilia, in barca a vela o no, non è completo senza una visita ad almeno uno dei maestosi parchi archeologici che conservano i resti delle città della Magna Grecia. Quest’angolo di Sicilia ne conserva due che sono forse i più belli e suggestivi: Segesta, con il suo anfiteatro e il meraviglioso tempio dorico, e Selinunte, tutta affacciata sul mare.

Io e Omero abbiamo avuto il privilegio di visitarli praticamente in solitudine, solo qualche raro turista inglese che in maniche corte a gennaio rideva delle giacche pesanti dei locali, e in generale per godere dell’atmosfera che questi posti sanno creare vi consigliamo di visitarli se potete un po’ fuori stagione. Il silenzio, la luce e il rumore del vento, immutati nei millenni dai tempi in cui queste maestose opere vennero pensate e realizzate, vi aiuteranno ad avvicinarvi alla dimensione mitologica che i santuari volevano ispirare, vi aiuteranno ad immaginare le ancelle e gli arcieri, la messa in scena nel teatro di pietra e i fuochi accesi dentro le sale dedicate a Hera.

Vi aiuteranno anche a prendere con filosofia il fatto che di indicazioni per raggiungere i siti e per visitarli se ne trovano poche e che non sempre hanno senso…

Sicilia in barca a vela: le Isole Egadi

Forti del motto omerico “la barca vuole l’isola”, per noi Sicilia in barca a vela significa Isole Egadi. In questi mesi siamo andati in avanscoperta per conoscere meglio le isole: tutte piccole, silenziose, lontane dal rumore ma molto diverse l’una dall’altra.

Favignana, la più “mondana”, oltre a regalare sfumature di blu che ci fanno sentire un po’ meno la mancanza della Sardegna, custodisce anche il meraviglioso museo creato dentro l’ex tonnara Florio. Un posto che merita davvero una visita per scoprire la storia di quel mestiere duro e crudele, legame fortissimo tra il mare e la gente dell’isola. Marettimo, l’isola più lontana, chiamata nell’antichità l’Isola Sacra, è davvero un luogo fuori dal tempo: poche decine di case, poche centinaia di abitanti, esce alta dal mare, selvaggia e imponente. Levanzo è forse la nostra preferita: il piccolo paese bianco affacciato su questo specchio d’acqua turchese trasparente è una poesia.

 

1 commento

I commenti sono chiusi.