La pazienza dei naviganti

Non credo che “la pazienza dei naviganti” sia un modo di dire come “la pazienza di Giobbe”, ma dovrebbe esserlo, perché la pazienza è una delle doti che al marinaio proprio non possono mancare.

Andare a vela, si sa, è tutto una lunga pazienza: bisogna accettare di cambiare rotta, faticare, aspettare se necessario. Bisogna sopportare la bonaccia e la burrasca, fare la guardia tutta la notte se serve, ciondolare in porto se non si può partire, ciondolare in mezzo al mare se non si può rientrare. Bisogna stare attenti alle azioni e alle reazioni, per non scompigliare gli equilibri a bordo. Bisogna sopportare il freddo e l’umidità, il sole che non da’ tregua e le posizioni improbabili. In barca a vela la natura ci mette davanti limiti che spesso non si possono modificare o superare, solo sopportare e accettare, con santa pazienza appunto. E se non sei paziente di carattere, il mare te la insegna la pazienza dei naviganti, non c’è scampo.

Omero è un uomo estremamente paziente, non so se lo è sempre stato o se è stato il mare a insegnarglielo. Io invece per natura preferirei sfondare un muro a mani nude piuttosto che stare ferma ad aspettare qualcosa che non posso controllare, ma in questi anni il mare e il vento mi hanno fatto capire: la pazienza non è solo sopportare con rassegnazione le avversità. La pazienza dei naviganti, spesso, è anche affrontare quella che in molti definirebbero “noia”: le veleggiate lente sotto il sole, la possibilità di dormire un po’ mentre tutto è tranquillo, il mare calmo, la stessa andatura per giorni.

la pazienza dei marinai omero dorme sotto il fiocco

 

Qualcuno, ad esempio, definisce la traversata atlantica a vela noiosa, proprio perché non c’è “azione”, non ci sono cambi di vele da fare di corsa o competizioni.  Mentre se chiedete a un marinaio, la navigazione in Aliseo è forse una delle più belle che possa desiderare: senza troppo faticare, la barca si assesta e corre il mare, mentre noi possiamo godere dell’immenso privilegio di essere naviganti, nel nostro guscio in mezzo alle onde – contemplare, pensare, osservare. Sappiamo che prima o poi arriveranno i momenti di fatica, il mare grosso e la bolina, e sarà più facile accettarli se avremo riposato un po’, ascoltato le scotte e le vele, sentito di essere parte della barca e del suo andare, controllato la rotta.

A volte, invece, la pazienza dei naviganti è tenere duro nella burrasca – Hold Fast, “tieniti stretto tatuato sulle nocche delle dita era una radicata tradizione marinara. Alcuni mari, alcune volte, sono innavigabili, e il bravo marinaio vedendo il limite proprio e della propria barca sa che non si può andare avanti: se è in porto rinforza gli ormeggi e non salpa, se è in mare si mette alla cappa, e aspetta. In questi casi la pazienza è la vera forza, quella di chi riconosce i propri limiti e non ha paura di ammetterlo, quella di chi non deve dimostrare niente a nessuno ed è sicuro di quello che fa.

la pazienza dei naviganti hold fast tatuaggio

 

La pazienza dei naviganti, insomma, è saper affrontare con animo forte e leggero quello che non si può cambiare, e saper godere senza fretta dei momenti buoni. Ed è una delle più belle lezioni del mare, così contraria alla mania di controllo e di organizzazione, di spinta al limite e di riempimento di ogni spazio vuoto che scandiscono i giorni a terra. Così, in queste settimane in cui la mia pazienza è messa duramente alla prova, ripenso all’oceano e a quello che scriveva Bernard Moitessier in Capo Horn alla vela: “Credo che anche a terra, come in mare, l’uomo incontri qualche volta dei periodi di cattivo tempo durante i quali è d’obbligo mettersi alla cappa se non ci si vuole lasciare le penne“.

Non si va avanti ma neppure indietro, si riposa un po’ e si aspetta che la prua si sgombri dagli ostacoli, con pazienza.

 

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