tramonto in cantiere

Ricomincia la stagione del cantiere: le storie dell’albero

Un po’ di silenzio radio dopo la fine della bella stagione in Sardegna ci voleva, ma non è che ce ne siamo stati con le mani in mano… Il comandante ha deciso che quest’inverno la nostra bella Freya deve prepararsi per stare bene per tante e tante miglia ancora, quindi senza pensarci troppo abbiamo già fatto cominciare la nuova stagione, quella del cantiere.

I lavori in lista sono tanti e impegnativi. Per dirvene qualcuno, abbiamo disalberato per fare una modifica al sartiame e stiamo facendo un ponteggio intorno alla barca per gelcoattare lo scafo e risistemare la coperta. Ci sarà da divertirsi insomma…

Per me che non avevo mai assistito al disalberamento di una barca (che brutta parola…) c’è stato tantissimo da imparare anche solo in questi primi giorni di cantiere. Se conoscete la Freya avete presente la quantità di cavi e cime che abbiamo dovuto liberare e mettere in sicurezza solo per preparare il lavoro: sartie, volanti, cavi delle antenne, drizze dei fiocchi, del gennaker e dello spi, baby stay, etcetera etcetera…

C’è anche un ordine da rispettare per non mettere a rischio la tenuta dell’albero (le sartie basse per ultime, se possibile) e un lavoro certosino di passaggio testimoni e sistemazione dei cavi interni per non impazzire dopo. Insomma un gran lavoro che ha inaugurato degnamente la stagione del cantiere.

Non era una barca qualunque, poi, ma la “mia” Freya, e non nascondo che il momento in cui abbiamo mollato gli ultimi arridatoi e la gru ha sollevato l’albero, bhe.. un certo effetto me l’ha fatto… Anche perché non so se avete presente l’albero della Freya, è alto 20 metri e se già sembra grosso quando è in coperta, vi assicuro che vederlo appeso a una gru e ancor di più appoggiato in orizzontale ai suoi trespoli fa davvero effetto. Il tutto, comunque, non dura molto. Qualche ora per liberare tutto e pochi minuti (anche se sembrano lunghissimi) per imbragare l’albero e portarlo in terra.

Il tempo che abbiamo passato a guardare ogni millimetro dell’albero una volta messo a riposo, invece, è stato infinito…

Grilli, bozzelli, impiombature, le “ferite di guerra”, i segni delle tante miglia. Sembrava di ripercorrere la mappa di un viaggio: “Ti ricordi qui? Qui è quando abbiamo cambiato la drizza giù ai Caraibi, nel canale tra Saint Vincent e Santa Lucia”…. “E questa è la modifica che abbiamo fatto quella sera a Caprera, con quel colpo di Maestrale. C’erano i ragazzi siciliani, che carini”… “Questo segno invece gliel’ha fatto lo strallo quando è venuto giù in oceano“… “E la faccia della hostess quando mi sono presentata all’aeroporto con 25 chili di alluminio?”.

Pian piano tutti quelli che sono in cantiere si avvicinano a Omero che ispeziona l’albero, e le storie cominciano ad allungarsi… Già, perché oltre a quelle che hanno trovato posto nel libro, Omero di storie ne ha centinaia, e basta solo un pretesto per fargli cominciare il racconto…

Sono sicura che sarà una bella stagione, quella del cantiere. Anche se ci mancherà l’oceano, prenderci cura della Freya per farle vivere ancora tante storie è parte della nostra passione. E poi anche la vista non è così male…