strallo legato in coperta

La rottura dello strallo di prua a 850 miglia dalle Azzorre

Nei giorni passati non vi ho raccontato la vicenda più “eclatante” dei questa traversata: nella notte tra il 12 e il 13 aprile, a circa 850 miglia dalle Azzorre, la Freya ha rotto uno strallo di prua, mentre stava navigando in condizioni di poco vento (10/15 nodi) e vela ridotta.

Non ho voluto raccontarlo prima sul blog per non far preoccupare le famiglie di chi era a bordo. Da terra sembra tutto molto molto più difficile e complicato di quanto in realtà non sia in mezzo al mare… Cosa avreste potuto fare, del resto? Preoccuparvi? Niente paura, mi sono preoccupata io abbastanza per tutti. Anzi, a ragion veduta mi sono preoccupata troppo, ma non è mica facile la vita delle donne dei marinai…. Comunque adesso che l’avete sentito dalle loro voci, posso raccontare tutto 🙂

La Freya ha due stralli a prua, uno per il genoa e uno per l’olimpico (armato anche quello in testa d’albero), quindi la rottura ha dato problemi, ha dato da fare, ha fatto arrabbiare parecchio il comandante, ma non ha mai fermato la navigazione. L’ha rallentata, questo sì, soprattutto perché con quella bassa pressione in arrivo bisognava essere più attenti del solito. Il comandante non ha molti dubbi: la rottura è stata dovuta al cedimento del materiale, nonostante lo strallo fosse stato fatto nuovo pochi anni fa.

E adesso i nostri marinai sono impegnati nella riparazione dello strallo sulla banchina di Horta, per fortuna ben attrezzata per le evenienze dell’Atlantico del Nord, anche se remota.

Ecco le mail di Omero sull’accaduto, e anche un po’ dei pensieri miei e di chi con me ha seguito le vicende.

10 aprile

La traversata è lenta, c’è una depressione che si sta formando, la guardo da un paio di giorni e non so se dirlo o meno a Omero. Lui da bordo vede le previsioni fino a 4 giorni, se tiene questa rotta quando la vedrà sarà già troppo alto di latitudine e troppo indietro di longitudine. D’altra parte forse nel frattempo le previsioni che vedo io cambieranno, rischio di metterlo in apprensione per nulla. Sì però così va troppo a Nord, sarebbe meglio che andasse più ad Est. Glielo scrivo.

11 aprile

Sono sotto le 1.000 miglia, Omero mi chiede come si muoverà la depressione, ne parlo con Antonio e gli scrivo tutto.

12 aprile

Finalmente hanno un po’ di vento buono, stanno andando bene. E ad Est.

13 aprile

La telefonata dal satellitare arriva molto prima del solito, io non sento il telefono e la perdo. Riprovo, è staccato. Come mai mi ha chiamato alle 5 di mattina? Comincia a salire un po’ di preoccupazione. Passano le ore, guardo la meteo, la situazione è tranquilla per ora. Poi arriva la mail:

Questa notte è successo un casino, mi si è rotto lo strallo del genoa. È venuto giù tutto, strallo, rullafiocco e vela. Con grande fatica siamo riusciti a tirare a bordo tutto quanto. Ora l’abbiamo legato in coperta, stiamo navigando solo con l’olimpico e tre mani di terzaroli. Sto andando verso Est. Mi dovresti procurare il profilo del rullafiocco con i suoi raccordi e sentire a Faial la Mid Atlantic se hanno da rifare uno strallo del 12, il mio si è spezzato in un punto strano e il cavo potrebbe essere ancora recuperato, se non possono rifare lo strallo forse basta l’impiombatura. C’era poco vento e avevo poca vela, è il materiale che ha ceduto perché fa schifo. Lo so che adesso starai male ma non ti preoccupare, stiamo tutti bene e stiamo navigando a 5-6 nodi verso Est. Avvisa anche Antonio.”

I miei primi pensieri li censuro. Dopo poco Omero mi chiama, è stanco e molto arrabbiato. A bordo stanno tutti bene, anche l’equipaggio è stanco ma tranquillo. Con il “due di tutto”, di stralli comunque uno ce n’è, e la Freya continua a navigare come sa fare lei.  Gli dico di non preoccuparsi, che pensi alla barca, al resto ci penso io.

Chiamo per i profili – Sono in stock, ok, passo a prenderli. Chiamo Antonio, gli spiego tutto – Forse gli puoi portare un Norseman? Ma con il materiale che ha Omero va bene? Non sono sicuro, faccio un po’ di telefonate. Chiamo la Mid Atlantic a Faial – come cavolo si dice impiombatura in inglese? Cerco un rigger a Sao Miguel, sarebbe molto meglio che Omero arrivasse direttamente a Ponta Delgada. Compro un biglietto per le Azzorre.

Mi richiama Omero, lo rassicuro che ho sistemato tutto, loro stanno bene. Racconta un po’ di più.

Saranno state le 2 di notte, era fuori Paolo, io ero appena andato a dormire un po’, accucciato in cabina ancora con la cerata addosso. Dopo poco ho sentito un casino infernale, un gran sbattere di vele, pensavo si fosse strappato il genoa. Mi sono precipitato in pozzetto, e ho visto il disastro: non era il genova che si era rotto, bensì lo strallo con tutto il rollafiocco, era sceso di qualche metro ma la drizza reggeva ancora. 

Tirare su tutto è stata una fatica immane, tutto l’equipaggio si è prodigato. La vela era andata in acqua e pesava una tonnellata, non ho potuto fare altro che mollare completamente la drizza altrimenti non c’era modo di issarlo a bordo. Poi ho virato di bordo mettendo la vela sopravvento, e aiutati dal vento, dal rollio e dai winch, centimetro dopo centimetro siamo riusciti a recuperare il tutto.

Abbiamo assicurato lo strallo sul passavanti di dritta e al roll bar. Ho legato a prua le drizze dello spi e del gennaker per rinforzare la testa d’albero. Andiamo piano, ma bene.

Non si è rotto il cavo ma la piomba, proprio sotto l’occhio che avevo fatto rifare qualche anno prima con un cavo speciale. Sono inc***** nero, c’era poco vento, andavamo anche ridotti, è proprio un materiale scadente. Quella depressione dove va? L’ho vista ieri sera sulle carte, ma mi devi dire come si muove”.

“Si muove lentamente verso Sud Est, ce n’è un’altra che viene giù dal golfo di Biscaglia, devi mettere la prua su Ponta se ti riesce. Dopodomani avrai poco vento, vai avanti a motore e portati più a Est possibile, anche Sud Est se serve, poi ti riporta su il vento. Se ti doveva mollare meglio con poco vento che con la buriana, dai. Ci vediamo alle Azzorre. I profili del rullafiocco pesano 20 kg li posso mettere in un trolley con le ruote??!!!

Sì, ma comprane uno da poco che poi lo lasci in banchina

Razionalizzo. La rottura complica l’arrivo della depressione: in condizioni normali Omero affronterebbe senza battere ciglio una 40ina di nodi. L’arrivo della depressione complica la rottura: meglio non prendere mare e vento di prua, la barca non deve sbattere troppo. Il 90% delle barche di stralli ne ha solo uno. Omero sa quello che fa. C’è di peggio.

In radio, non si sa come, già qualcuno sapeva qualcosa, e Omero racconta. Attimi di silenzio, poi si scatena la ruota: “Hai visto di peggio. Vai per ESE. Forse non la prendi. Chi te li ha fatti gli stralli?”. Dopo la radio comincio a ricevere messaggi e telefonate. Prima cauti, non sanno se io so, poi carini e incoraggianti. Tutti che contano, guardano, sperano, mi dicono che vorrebbero essere a bordo a dare una mano, mandano incoraggiamenti e belle parole.

È già mezzanotte, sono stanca, guardo ancora la meteo. Sembra un’estrazione del lotto: 33 43, 32 41, 31 39, 32 37. Latitudine e longitudine. 25, 30, 60, 18, 22. Nodi. 20, 80, 110, 150, 180, 130, 80. I gradi del vento. 3, 5, 8, 10, 4. L’altezza delle onde.

14 aprile

Faccio il bonifico per il materiale, prenoto una macchina per andare a prenderlo ed esco per incontrare un paio di amici al bar – un caffè, due chiacchiere, disegni di stralli, sartie e paterazzi, auguri di Pasqua, dita incrociate. Intanto loro sono a 33°46’N 41°27’W, prua ancora a Est. Bene.

Riguardo la meteo, e ricomincia il lotto. Non li prende, dai. Imparo anche a leggere le carte a 500 millibar per vedere cosa succede in quota. Secondo me non li prende.

Esco con una mia amica, facciamo una passeggiata, mi prendo un gelato e da mangiare per la sera nel mio ristorante preferito. Torno a casa e mi faccio una vasca calda. Mi sento in colpa, cavoli, loro là in mezzo a combattere e io qui a sciallare.

La sera in radio non sento niente, ma i radioamatori preziosi come sempre mi chiamano e mi aggiornano. A bordo va tutto bene, Omero è tranquillo e l’equipaggio pure.

15 aprile

Prima di aprire bene entrambi gli occhi ho già aperto un paio di siti meteo. Niente di nuovo. Bene.

Nel pomeriggio Omero mi chiama. Ride, scherza, mi chiede di fare un paio di cose, comincia già a rompere le scatole, vuol dire che sta bene… E in tutto questo delirio sente anche il bisogno di dirmi che ieri sera ha fatto la fagiolata ed è venuta benissimo. Come si fa a non volergli bene?

Sono a 33°29’N 38°45’W, altri 3 gradi verso Est, bene. A bordo sono tutti tranquilli, si preparano alla Pasqua in oceano, hanno voglia di terra.

Io comincio a visualizzare la Freya “ferita”, lo strallo di 20 metri e più legato con tutto il fiocco in coperta, sento male io per lei, e quasi ci parlo… Portaceli a casa, Freya.

16 aprile

La depressione ormai è decisamente alle spalle, l’onda è gentile, il vento è buono. Tutto sembra andare per il meglio. L’Oceano li sta facendo passare.

Mi rilasso e comincio a preparare la borsa per le Azzorre: lo spazzolino, il computer, e 20 kg di profili per il rullafiocco…

Ma devo aggiungere una cosa incredibile che è successa in questi giorni. La mattina della rottura, poco dopo la mail di Omero, arrivano i messaggi dell’equipaggio della traversata di andata, chiaramente all’oscuro di tutto. “Sara, sto vivendo la traversata con un’intensità che mi vien difficile spiegare… Mi sento come se fossi in colpa per non essere con Omero“.

Un’altra prova che l’Oceano è davvero un posto speciale, e che un pezzetto di tutti quelli che l’hanno provato è davvero ancora a bordo con noi.

 

isole canarie genoa strallo di prua

7 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Sara sei straordinaria!
    Dai tuoi racconti viene fuori tutto, la storia, il cuore, il coraggio, l’amore. Leggerti è come vedere un film!!!!
    Scrivi un libro, ti prego. Scrivi di quello che ti pare ma scrivi.
    Grazie di questo blog, è magnifico :)))
    Grande Omero e grande Freya, ma questo lo sappiamo già.
    Bentornato Comandante, ciao Sara

  2. Franco zamuner
    Franco zamuner dice:

    Ciao Omero
    Sei il migliore Comandante ammiro
    Il tuo sangue freddo
    Un abbraccio a te e a Sara
    Franco Z

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