carta gibilterra canarie traversata atlantica 2016

Il video della prima tratta della traversata: Gibilterra-Canarie

Il diario di bordo di questa prima tratta della traversata atlantica da est a ovest, Gibilterra-Canarie, l’avete letto e seguito in tempo reale. Ma purtroppo dal mare non riusciamo a inviare video, e quindi vi tocca guardarvi (se volete) il capolavoro che ho montato in questa sosta a Lanzarote,  mentre Omero combatte con la tosse e l’equipaggio si dedica alla scoperta dell’isola.

Questa volta la tratta Gibilterra-Canarie è stata caratterizzata dal poco vento. Se avete seguito il diario di bordo lo sapete: bellissima la partenza, con una quindicina di nodi di vento in poppa che sono andati aumentando man mano che avanzavamo nel mare di Alboran e poi verso lo Stretto. All’alba del secondo giorno abbiamo visto sfilare la Rocca di Gibilterra sulla dritta, mentre il vento e l’onda rinforzavano e il traffico di navi aumentava. Due mani alla randa, fiocco ridotto, e la Freya ha affrontato con dolcezza i 30 nodi abbondanti di vento che ci hanno letteralmente spinto fuori dal Mediterraneo in una bellissima cavalcata.

Una volta passato lo stretto (e il suo effetto Venturi), onda e vento hanno cominciato a ridursi. Abbiamo issato tutte le vele che abbiamo – spi, gennaker, genoa – ma il vento è inesorabilmente finito a ridosso del Marocco. Una bassa pressione posizionata sulle Canarie ha fatto scegliere a Omero una rotta più vicina alla costa di quanto faccia di solito, sperando anche di trovare un po’ di vento da terra. E ogni tanto è arrivato, permettendoci di navigare con il gennaker o il fiocco, ma per la maggior parte del tempo abbiamo dovuto avanzare lenti, ciondolando sull’onda lunga dell’oceano, a motore. E la bonaccia è durata a lungo: barche arrivate fino a tre giorni dopo di noi hanno confermato il poco vento…

A volte l’oceano è così – non solo Alisei in poppa e vento costante. L’equipaggio, comunque, è stato bravissimo: si è goduto i bei momenti di vela e ha preso con filosofia la bonaccia, tra cibo, relax e pratica delle mille altre cose che ci sono da fare su una barca – legature, nodi, preparazione di cime di rispetto, scelta della rotta, lettura delle carte meteo.

Abbiamo avvistato la Graciosa all’alba dopo quattro notti di navigazione, e come sempre è stata una gioia: un’isola che sa accogliere i naviganti meglio di qualunque altra, con il suo ritmo lento, il silenzio, le strade di sabbia. E poi finalmente un po’ di vento per spostarci a Lanzarote e prepararci a navigare tra le Canarie prima del salto verso i Caraibi.