Il nostro itinerario a vela da Palau ad Alghero

Siamo già alla fine della seconda settimana del nostro giro della Sardegna a vela, seduti in un caffè nel centro elegante e affollato di Carloforte, e solo adesso trovo un po’ di tempo per raccontarvi della prima tappa di questo viaggio verso la Sicilia, il nostro itinerario a vela da Palau ad Alghero. Che poi di vela non è che ne abbiamo fatta tanta, purtroppo, ma almeno non abbiamo avuto vento contrario. E già non è poco… Sì, perché la prima cosa che ti manca delle Bocche di Bonifacio una volta che le lasci sono i loro strepitosi ridossi da tutti i venti, vicini tra loro e con mare calmo calmo per la notte…

Ma abbiamo avuto fortuna, appunto, e di notti agitate non ne abbiamo passata neppure una, nel nostro itinerario a vela da Palau ad Alghero. Il primo bagno usciti dal porto con un leggero vento da levante ce lo siamo fatti sotto Capo Testa, alla Colba, una bella rada sul versante occidentale del promontorio circondata da massi bianchi modellati dal Maestrale. Tuffo, pranzo e via per coprire le circa 25 miglia fino a Isola Rossa, dove abbiamo deciso di passare la prima notte. La scelta può ricadere anche su Castel Sardo, poche miglia più ad ovest, che è sicuramente un paese più interessante da vedere ma dove il porto è piuttosto lontano dal centro, al contrario di Isola Rossa. La nostra è stata solo una sosta “tecnica”, per uscire di buon’ora la mattina dopo puntando la meta più ambita di questo itinerario a vela da Palau ad Alghero: l’isola dell’Asinara.

Da Isola Rossa l’Asinara dista circa 20 miglia per rotta diretta, miglia che abbiamo coperto sempre con un leggero vento in poppa, tangonando il genoa per mettere le vele a farfalla e prendercelo tutto (ma era proprio poco poco…). All’Asinara abbiamo deciso di sostare nella rada di Cala Reale, più protetta dal Grecale e attrezzata con i servizi di noleggio auto elettriche e bici. Le rade più a nord (Cala d’Oliva e Trabuccato) sono sicuramente più suggestive ma più esposte e meno comode per girare l’isola via terra.

L’Asinara si meriterebbe le doti di un pittore o di un poeta per essere descritta nella sua atmosfera ferma e sempre un po’ dolorosa: dolorosa di vento, di sterpi, di storie di carcerati e secondini, di celle con le grate alle finestre che affacciano su spiagge mozzafiato. Credo che non si possa visitare l’Asinara senza tenere conto, emotivamente, del fatto che sia stato per tanti anni un luogo in cui nessuno voleva andare – di certo non i carcerati, ma neppure chi nel carcere lavorava. È un luogo dolcissimo ma ostile, l’Asinara, dove i fondali trasparenti pullulano di pesci e le spiagge sono lunghe e deserte, dove gli asinelli ti si avvicinano con quegli occhini grandi e i profumi della macchia sono intensi, ma dove ad ogni curva un muro o un cancello ti ricordano la punizione e l’isolamento. E se ci si arrampica fino al vecchio carcere sopra il borgo di Cala d’Oliva, le celle e gli oggetti quotidiani dei carcerati conservati sotto teche di vetro sono la fotografia di questo isolamento, ancor più impressionante perché in un luogo benedetto da una natura meravigliosa.

La storia dell’Asinara: dal Lazzaretto all’Area Marina Protetta

La sosta all’Asinara è durata due giorni e due notti, e poi il nostro itinerario a vela da Palau ad Alghero è proseguito con un bagno nel turchese della rada della Pelosa, in un pomeriggio di pochissime barche e di calma totale di vento, prima di una notte a Stintino sotto una pioggia battente (ma finché piove di notte…). Come bravi marinai, abbiamo percorso il passo dei Fornelli di buon ora la mattina dopo, con mare calmo e aiutandoci con il GPS oltre che con l’allineamento dei dromi, immersi nel panorama surreale di Capo Falcone coperto da nuvole nere e minacciose. Il maltempo è durato poco, per fortuna, e già all’ora del passaggio di Capo Caccia il sole era alto e il mare una tavola, tanto che Omero ha deciso di passare tra il Capo e lo Scoglio del Diavolo, facendo quella che viene chiamata la Foradada: un passaggio davvero spettacolare, stretto ma con molto fondo, con un mare di un blu che sembra dipinto. Ti senti piccolo piccolo a passare sotto quel monumento della natura che è Capo Caccia, maestoso e imponente, e lo spettacolo deve essere bello anche per chi ti vede dall’alto, perché uno sconosciuto ci ha fotografato e abbiamo trovato per caso la foto su Instagram. Ancora grazie sconosciuto! 🙂

Il nostro profilo Instagram

Per un marinaio la meraviglia continua anche una volta doppiato Capo Caccia, dove la natura ha deciso di mettere Cala Tramariglio, una piccola rada che è un perfetto porto naturale, utilizzato già dai fenici e dai romani, ridossato da tutti i venti, con un fondale di posidonia dove vivono centinaia di pinne nobilis. Poco prima Cala Dragunara è più ampia e quindi un po’ più esposta, ma è comoda per prendere il barcone che porta alle grotte di Nettuno (meglio se chiamando prima le compagnie di navigazione per richiedere la sosta).

L’itinerario a vela da Palau ad Alghero può proseguire con una sosta nella bella spiaggia del Lazzaretto per un bagno, prima di entrare nel porto di Alghero, costruito proprio sotto i bastioni del bellissimo centro storico, con la statua di Sant’Elmo, patrono dei marinai, che lo sovrasta.

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