La partenza più desiderata: rotta sulla Sardegna

Quasi due mesi senza scrivere il blog… Vergogna! Ma siamo stati molto molto presi a preparare la partenza per la Sardegna, dove siamo arrivati mercoledì (o era giovedì…? il tempo già comincia a confondersi). Sono stati necessari più preparativi del solito per questa partenza, un po’ perché abbiamo avuto impicci dell’ultimo minuto, che sono un disastro quando devi preparati a partire per cinque o sei mesi, un po’ perché quest’anno come sapete il nostro itinerario sarà diverso dal solito: passeremo l’inverno in Sicilia e ci siamo dovuti attrezzare anche per stagioni e situazioni che di solito non viviamo…

Ma siamo partiti, ed è stata una delle partenze più desiderate degli ultimi anni, per tanti motivi: il primo è che come al solito abbiamo fatto molti (ma molti) più lavori a bordo del previsto, e i mesi di polvere, invaso e cantiere si sono fatti sentire. La Freya aveva bisogno di bagnarsi di nuovo di acqua salata, e noi pure. Avevamo davvero una grande voglia di essere in mare insomma – e se state leggendo questo blog non c’è bisogno che vi dica perché…

L’inverno è stato molto più lungo e molto più freddo di quanto ci ricordassimo: l’abbiamo riscaldato godendoci gli amici e un po’ di comodità della terra ferma, ma è stato comunque difficile fare a meno della serenità del mare aperto, dove se non c’è burrasca e non si è rotto nulla i problemi non esistono. Esistono solo delle cose da fare, con l’obiettivo comune di far andare la barca, tenendo l’armonia dell’equipaggio al di sopra di tutto, riducendo al minimo il superfluo, contando sulla parola data da tutti e da ciascuno. Quando ci si abitua a questo modo di vivere, è difficile confrontarsi con degli ambienti in cui la competizione e l’affanno sembrano essere il segno di un successo definito non si sa bene come. A me piace molto la definizione di successo che da’ Henry David Thoreau:  “C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.

E ciò che noi desideravamo di più  il nostro “successo”, era riprendere il mare e, altro dei motivi per cui questa partenza è stata così desiderata, prendere le nostre nuove rotte.

Non è stato facile, soprattutto per Omero, decidere di non andare in oceano ancora per un anno – l’aliseo e la navigazione dell’alto mare mancano, mancano molto – ma finalmente, dopo anni che lo sogna, esplorerà meglio il suo amato Mediterraneo, cominciando dalla Sicilia. Questo quindi è anche la partenza di una nuova scelta, che a breve non prevede altri cantieri ne’ traversate, ma un lungo viaggio in mare, accompagnati dai nostri equipaggi su nuove isole. E poi, chissà…

Intanto abbiamo cominciato con le isole che conosciamo meglio: per prima la bella Capraia, che è una tappa obbligata della navigazione dalla Toscana alla Sardegna. Quest’anno Eolo è stato particolarmente benevolo e ci ha regalato una giornata con 15/20 nodi costanti di vento al traverso/lasco e poca onda, per una navigazione di quelle che capitano di rado in Mediterraneo: otto ore con la Freya che filava su un mare luccicante dei pochi raggi di sole che filtravano da un cielo grigio e carico di nuvole – un’atmosfera davvero affascinante di viaggio e scoperta. E l’equipaggio – amici vecchi e nuovi con cui abbiamo passato una settimana bellissima- ha sentito la bellezza di un vero viaggio in barca a vela: muoversi con il vento, avvistare un’isola ore prima di arrivarci, scrutarne i contorni, sempre più da vicino, fino a cominciare a sentire il profumo di pini e di macchia mediterranea, e infine la calma di un porto dopo ore al vento e la piccola gioia di quel brindisi con cui ogni navigazione, non importa se breve o lunga, si conclude.

E poi giù fino alla Corsica: atterraggio notturno nella grande baia di Pinarellu, un po’ di motore fino a Porto Vecchio dove inizia a farsi sentire il ponente delle Bocche di Bonifacio e si comincia con la bolina per conquistarsi Rondinara, Lavezzi, Porto Liscia, Budelli, Spargi e infine ritrovare i nostri colori e il nostro vento, gli amici, i contorni conosciuti delle colline e delle isole, sentirsi un po’ a casa – tornare al punto di partenza per conoscerlo ancora come se fosse la prima volta.

 

 

PS: Non c’entra niente con la barca a vela, ma se non avete letto “Walden, ovvero La vita nei Boschi” e “Disobbedienza civile” di Thoreau, che qualcuno considera “una delle menti filosofiche più sottovalutate che l’America abbia prodotto”, vi consiglio la lettura. 

1 commento
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Se passate da Palermo fatevi sentire, saremmo molto molto felici di vedervi :)! Buon vento
    Silvia e Maurizio Gigante

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *