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Risalendo il Mediterraneo in barca a vela: le isole Columbretes e il Nord della Catalogna

Dopo mesi di Mar dei Caraibi e di oceano, nelle ultime settimane io e Omero ci siamo goduti un bel tratto di Mediterraneo in barca a vela, circa 700 miglia (più o meno, il conto non l’abbiamo fatto..) per risalire da Malaga fino a Portovenere. Dieci giorni di vela, mare e vento, ma anche di belle soste durante le quali abbiamo “scoperto” approdi e porticcioli che non conoscevamo – tra cui un paio di posti davvero belli che, finalmente ben ancorati a Portovenere davanti a cappuccino e focaccia dopo tanti mesi di mare, vogliamo condividere con chi avesse voglia di qualche itinerario un po’ diverso per scoprire il Mediterraneo in barca a vela.

Mediterraneo in barca a vela: Isole Columbretes

Lasciato a poppa il mare di Alboran, che come suo solito ci ha fatto fare una bella cavalcata con vento teso e onda (a favore), salutate in fretta l’isola di Tabarca e Alicante, abbiamo messo la prua su Barcellona. Ma tracciando la rotta abbiamo notato sulla carta un gruppo di isolotti di cui Omero aveva sentito parlare da un’amica qualche anno fa, le isole Columbretes. Si trovano una trentina di miglia al largo di Valencia, sono poco più di un gruppo di scogli, vecchi crateri vulcanici spenti con la caratteristica forma a ferro di cavallo, tutelati come parco naturale. Vedere questo gruppo di isole sperdute proprio sulla nostra rotta era troppo allettante, e abbiamo deciso di fermarci. Atterraggio notturno a Isla Grande non proprio dei più sereni, tra scogli semi sommersi, ma la luna piena che ci ha accompagnato durante tutta questa bella risalita del Mediterraneo in barca a vela ha reso tutto più facile.

mediterraneo in barca a vela isole columbretes dall'alto

Meraviglioso il paesaggio già sotto la luce della luna, e ancora più suggestivo al risveglio: una lunga scogliera scura, in mezzo al mare, che racchiude uno specchio d’acqua cristallino e immobile, la Freya da sola lì nel mezzo. È un paesaggio vulcanico, brullo e spoglio, ma davvero affascinante. Soprattutto è affascinante l’idea di trovare ancora qualche isola “sconosciuta” nel Mediterraneo, e di poterla esplorare nel silenzio.

Le Isole Columbretes erano frequentate già dagli antichi romani, che le chiamarono così perché popolate di vipere, e nei secoli sono state un ottimo rifugio per pescatori, contrabbandieri e pirati, finché la costruzione del faro a metà del 1800 le ha “civilizzate”. Oggi sono meta di gite di subacquei – flora e fauna sottomarine sono eccezionali, vista la loro posizione e la loro distanza da tutto – e strettamente sorvegliate dai guardia parco.

mediterraneo in barca avela columbretes panorama

Qualche informazione pratica sulle Isole Columbretes:

Gli spagnoli nella gestione dei parchi naturali sono molto diligenti devo dire, e alle isole Columbretes, così come negli altri parchi (la nostra bella isola di Cabrera alle Baleari, ad esempio) ci sono campi boe ben curati e custoditi, mentre dare áncora è proibito. Le boe sono suddivise per lunghezza massima delle imbarcazioni: le più esterne fino a 30mt, poi una fila per barche fino a 15 mt, e infine per 12 mt. Il campo boe di Isla Grande offre un ottimo ridosso dal ponente, ma è completamente esposto al vento da est. In arrivo è consigliato chiamare la Vigilanza delle isole sul canale 9 del VHF – a noi non hanno risposto, ma è vero che siamo in bassa stagione. A terra si può scendere solo accompagnati dalle guide.

Mediterraneo in barca a vela: Nord della Catalogna

Ci saremmo rimasti qualche giorno in più in quel paradiso silenzioso, ma non volevamo sfidare la sorte che già ci stava sorridendo regalandoci una settimana ininterrotta di vento a favore, e abbiamo fatto rotta su Barcellona per poi passare il Golfo del Leone. Il Nord della Catalogna è un susseguirsi di porticcioli e ridossi in cui fermarsi per aspettare che ci siano le condizioni buone per continuare, ma è anche una delle “scoperte” più belle che abbiamo fatto in questa risalita del Mediterraneo. Abbiamo ormeggiato nel porticcioli di Palamos (senza infamia e senza lode) e noleggiato una macchina per rivivere un amarcord, stavolta mio e non di Omero. Quasi vent’anni fa ho abitato per un po’ a Barcellona (ero nomade anche prima di vivere in mare…) e il mio rifugio preferito era Cadaqués, un paesino da cartolina, bianco e abitato praticamente solo da pescatori, affacciato sul Golfo del Leone. Avevo voglia di rivederlo.

Nelle poche decine di chilometri percorsi abbiamo però scoperto così tanti posti da visitare che ci sarebbe voluta una settimana… Borghi medievali tenuti come gioielli (davvero bellissimo Palls), una campagna rigogliosa e ben curata, casolari e vigneti, distese di ginestre, foreste, paesini affacciati sul mare (oltre a Cadaqués anche Portlligat, Port de la Selva, Roses), scorci meravigliosi di costa immersa nel verde e nei profumi. Omero continuava a dire “è così bello che mi sembra di stare in Italia”.

Davvero consigliata quindi una gita nel Nord della Catalogna, per mare e per terra. La vicinanza al Golfo del Leone può rendere problematico veleggiare quassù, ma l’occhio attento di Omero ha contato diversi buoni ridossi…

In particolare Cadaqués è sempre molto molto bella, anche se non è più un borgo con un solo bar, con le mogli dei pescatori che alla sera mettevano fuori sedie e tavoli e cucinavano quello che i mariti avevano pescato. È diventata un centro turistico piuttosto importante, ma mantiene il suo fascino, che in gran parte è legato al suo isolamento: raggiungere Cadaqués da terra è, ed è sempre stato, più difficile che dal mare – e infatti qui si parla francese e minorchino più che catalano. Credo che sia stato proprio questo isolamento ad attirare qui tanti artisti, Marchel Duchamp e Salvador Dalì i più famosi, ma anche Picasso e García Lorca.

Anche a perderci nei paesini del Nord della Catalogna saremmo rimasti volentieri per qualche giorno, ma le carte meteo ci dicevano che era il momento giusto per passare il Golfo del Leone, e siamo ripartiti. Nemmeno il tempo per una sosta alle isole Hyerès, che abbiamo avvistato nella luce stupenda di un’alba rosa e che abbiamo promesso di tornare a visitare con calma – è ora di preparare la Freya per la stagione a vela in Sardegna e Corsica, che per adesso restano le nostre isole preferite.